Dice Nino di Eva
Racconto di quella volta che doppiai il
femminismo in pausa pranzo.
Saranno passati quasi trent’anni. Mi
trovavo in viaggio per lavoro a passare da Verona e trovando la Basilica di San
Zeno chiusa trascorsi alcune ore davanti alla facciata intenta a guardare alcune
delle formelle della Genesi di Maestro Niccolò. Sapevo di stare davanti ad un
tesoro ricco di significati che devo di nuovo imparare a comprendere.
Osservando la Creazione di Eva mi venne alla mente :”questa cosa l’ho già sentita dire”. Giudicai strano questo pensiero perché sarebbe stato più consono dover cercare nella memoria visiva un’immagine, una composizione di figure già incontrata. No. Era un a cosa sentita dire. Un modo di dire e infatti, alla fine, ricordai cosa e come e chi.
Era il discorso di Nino
Visconti a Dante nel canto VIII del Purgatorio.
La confidenza amareggiata
di Nino Visconti a Dante. Dopo essersi ritrovati, festeggiati a vicenda, lieti
e stupiti di quell’incontro, Nino manda un’ambasciata alla figlia Giovanna
chiedendo preghiere di intercessione. Nella richiesta a Giovanna rivela all’ amico
il rammarico per l’atteggiamento della sua vedova, accusando come un tradimento
il fatto che lei si fosse nel frattempo sposata nuovamente.
dì a Giovanna mia che per
me chiami
là dove a li 'nnocenti si
risponde.
Non credo che la sua
madre più m'ami,
poscia che trasmutò le
bianche bende
le quai convien che,
misera!, ancor brami.
Per lei assai di lieve si
comprende
quanto in femmina foco
d'amor dura,
se l'occhio o 'l tatto
spesso non l'accende.
Non le farà sì bella
sepultura
la vipera che Melanesi
accampa,
com' avria fatto il gallo
di Gallura».
Così dicea, segnato de la
stampa,
nel suo aspetto, di quel
dritto zelo
che misuratamente in core
avvampa.
Dal suo agire (per lei: attraverso il suo caso) si può facilmente comprendere quanto duri nelle donne la fiamma dell’amore se non è alimentata di continuo dalla vista o dal tatto. Se non le tocchi e non le guardi di continuo, niente da fare, non ti sono fedeli.
Nella formella di Niccolo’ Dio Padre autore della Creazione è come di consuetudine rappresentato con l’aureola crociata. E’ Cristo, Dio come si è dato di farsi conoscere.
La Creazione di Eva
continuava ad interessarmi sempre più perché
non riuscivo a non pensare a Nino alla sua accusa generalizzata di infedeltà
alle donne. Se non stai li si scordano. E quanto hai ragione, Nino, ma vedi? E’
così he in qualche modo dev’essere ed è per tutti.
Qui e non nella formella
della creazione di Adamo è rappresentata la nascita dell’io in rapporto col Mistero di Dio che ci fa essere. La nostra fragilità che diventa
dimenticanza e possibile tradimento è questo perchè in origine è questo rapporto personale con Dio che ci si rivela. E c'è insieme l’instancabile presa di
iniziativa della Misericordia di Dio, del Suo metodo sempre attuale, che ci redime creandoci.
Che cos’è l’io che il Mistero continuamente desta e ridesta. Riaccende. Riaccende perché il fuoco d’amore dura poco se lo sguardo o il tatto spesso non l’accendono. Si sa. Dio però non si sottrae dal tentativo di attirare di nuovo, davvero e concretamente la nostra attenzione inventandosi la Storia del Popolo d’Israele e l’Incarnazione e adesso la Chiesa.
Non secondario a questo aspetto qui sulla facciata di San Zeno a Verona sono descritti singolarmente i due carismi maschile e femminile diversi, complementari e con la stessa dignità. Creò l’uomo a Sua immagine, maschio e femmina lo creò.
Non credo di aver mai
visto niente di più realisticamente “femminista” della scena rappresentata
nella formella di Eva.
La donna qui non sembra nascere dall'uomo, sembra impantanata in lui. Mi dispiace per
questa parola ma non ne trovo altre. Del resto la usa anche Eros Ramazzotti nella canzone Un' altra te. Eva e Cristo si guardano. C'è una confidenza che con Adamo non si mostra. Non per questo Adamo si puo' scartare, ignorare, dimenticare. C'è e rimane ed è il doppio accento di questa immagine.
COLLEGAMENTI ESTERNI
Niccolò scultore in
Enciclopedia dell’Arte Medievale Treccani
http://www.treccani.it/enciclopedia/nicolo_(Enciclopedia-dell'-Arte-Medievale)/are
alla narrazione che stavo guardando. Era il discorso di Nino Visconti a Dante
nel canto

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