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Tete de femme, Henri Matisse, 1946
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Ho scelto questo disegno di Henri Matisse perché pare esprimere un sentimento singolare che ritroviamo nel Terzo Canto del Paradiso.
"Non ti avrei mai immaginata qui"
"Ok, sono più bella adesso di come mi ricordi ma davvero non mi riconosci, Dante?"
Le note di questo sentimento sono ampie, misteriose e liete. Una vicinanza fino all'ironia e all'autoironia. Un'amica in Paradiso.
Dante si inventa di incontrare Piccarda Donati come primo personaggio tra i beati del Paradiso.
Lei si fa incontro a lui come un canto di una cinciallegra nella prima spera di quel Sole.
Ond’ella, pronta e con occhi ridenti:
Piccarda, c'è da dirlo, non aveva trascorso una vita invidiabile tanto quanto agli occhi nostri possa apparire desiderabile essere costretti ad un destino che non si sceglie. Ella desiderando donarsi a Dio era stata strappata dal Chiostro con violenza dai familiari che l'avevano obbligata al matrimonio. Ce n'è abbastanza per passare una vita prigionieri di mille rimpianti.
Invece, contro tutti i pronostici, è lieta ed in pace pronta a sorprendere il suo vecchio amico. A lei Dante affida un ruolo in qualche modo da anfitrione. Illustra caratteristiche del Paradiso.
Lei è tra i beati più distanti da Dio ed è piena di Grazia a suo modo, nel luogo dei santi che le è stato affidato ed è è in pace.
Essere in pace nella Volontà di Dio è legge per tutto il Paradiso. Non è un dettaglio da poco quello che Piccarda ci svela. All'inizio dell'inoltrarsi di Dante nei Cieli Beati Piccarda ne definisce un criterio sostanziale.
"O ben creato spirito, che a’ rai
di vita etterna la dolcezza senti
che, non gustata, non s’intende mai,
grazïoso mi fia se mi contenti
del nome tuo e de la vostra sorte".
Ond’ella, pronta e con occhi ridenti:
"La nostra carità non serra porte
a giusta voglia, se non come quella
che vuol simile a sé tutta sua corte.
I’ fui nel mondo vergine sorella;
e se la mente tua ben sé riguarda,
non mi ti celerà l’esser più bella,
ma riconoscerai ch’i’ son Piccarda,
che, posta qui con questi altri beati,
beata sono in la spera più tarda.
Li nostri affetti, che solo infiammati
son nel piacer de lo Spirito Santo,
letizian del suo ordine formati.
E questa sorte che par giù cotanto,
però n’è data, perché fuor negletti
li nostri voti, e vòti in alcun canto".
Ond’io a lei: "Ne’ mirabili aspetti
vostri risplende non so che divino
che vi trasmuta da’ primi concetti:
però non fui a rimembrar festino;
ma or m'aiuta ciò che tu mi dici,
sì che raffigurar m'è più latino.
Ma dimmi: voi che siete qui felici,
disiderate voi più alto loco
per più vedere e per più farvi amici?".
Con quelle altr’ombre pria sorrise un poco;
da indi mi rispuose tanto lieta,
ch’arder parea d’amor nel primo foco:
"Frate, la nostra volontà quïeta
virtù di carità, che fa volerne
sol quel ch’avemo, e d’altro non ci asseta.
Se disïassimo esser più superne,
foran discordi li nostri disiri
dal voler di colui che qui ne cerne;
che vedrai non capere in questi giri,
s’essere in carità è qui necesse,
e se la sua natura ben rimiri.
Anzi è formale ad esto beato esse
tenersi dentro a la divina voglia,
per ch’una fansi nostre voglie stesse;
sì che, come noi sem di soglia in soglia
per questo regno, a tutto il regno piace
com’a lo re che ’n suo voler ne ’nvoglia.
E ’n la sua volontade è nostra pace:
ell’è quel mare al qual tutto si move
ciò ch’ella crïa o che natura face".
Chiaro mi fu allor come ogne dove
in cielo è paradiso, etsi la grazia
del sommo ben d’un modo non vi piove.
Ma sì com’elli avvien, s’un cibo sazia
e d’un altro rimane ancor la gola,
che quel si chere e di quel si ringrazia,
così fec’io con atto e con parola,
per apprender da lei qual fu la tela
onde non trasse infino a co la spuola.
"Perfetta vita e alto merto inciela
donna più sù", mi disse, "a la cui norma
nel vostro mondo giù si veste e vela,
perché fino al morir si vegghi e dorma
con quello sposo ch’ogne voto accetta
che caritate a suo piacer conforma.
Dal mondo, per seguirla, giovinetta
fuggi’ mi, e nel suo abito mi chiusi
e promisi la via de la sua setta.
Uomini poi, a mal più ch’a bene usi,
fuor mi rapiron de la dolce chiostra:
Iddio si sa qual poi mia vita fusi.
E quest’altro splendor che ti si mostra
da la mia destra parte e che s’accende
di tutto il lume de la spera nostra,
ciò ch’io dico di me, di sé intende;
sorella fu, e così le fu tolta
di capo l’ombra de le sacre bende.
Ma poi che pur al mondo fu rivolta
contra suo grado e contra buona usanza,
non fu dal vel del cor già mai disciolta.
Quest’è la luce de la gran Costanza
che del secondo vento di Soave
generò ’l terzo e l’ultima possanza".
Così parlommi, e poi cominciò ’Ave,
Maria’ cantando, e cantando vanio
come per acqua cupa cosa grave.
La vista mia, che tanto lei seguio
quanto possibil fu, poi che la perse,
volsesi al segno di maggior disio,
e a Beatrice tutta si converse;
ma quella folgorò nel mïo sguardo
sì che da prima il viso non sofferse;
e ciò mi fece a dimandar più tardo.
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