Con gli occhi di Emma o con gli occhi di Agostino?





Sono gli anni favolosi della Parigi de la Ville lumiere, quelli che vedono nascere le illustrazioni di Gustave Dore' e il romanzo  
Madame Bovary   di Gustave Flaubert. 
Sto rileggendo questo capolavoro che mi emoziona sempre.

            Parliamo, riflettiamo, persino spettegoliamo quanto vogliamo dell'amore e del desiderio. Pausa the, metti. O spritzer.

Che Dante Alighieri abbia pensato il personaggio di Francesca   volendo dare al lettore della sua Commedia le "coordinate" che appartengono al personaggio di Emma è impossibile. Eppure moltissima critica del V Canto è figlia del Romanticimo.  Pensare a certe interpretazioni semplicemente anacronistico considerando la mentalità di Dante, uomo del Trecento. Uomo e genio, dico.
Anzi, proprio pour parler vi butto qui:

7 Lodate il Signore dalla terra,

mostri marini e voi tutti, abissi,


8 fuoco e grandine, neve e nebbia,
vento di bufera che esegue la sua parola,

9 monti e voi tutte, colline,
alberi da frutto e voi tutti, cedri,

10 voi, bestie e animali domestici,
rettili e uccelli alati.


Sono alcuni versi tratti dal Salmo 148. Abbiamo un Discorso di Sant'Agostino che riguarda questo salmo e ne espone gli insegnamenti al popolo.

Merita di essere letto. Io l'ho fatto e mi sono soffermata per l'intuizione che se riuscissi ad entrare in questa mentalità più facilmente leggerei tutto il complesso di una Cattedrale sorta avendo in Agostino un padre nell'ambito in quella cultura che brevemente designo come medievale.

E' una cultura in cui la visione cattolica pian piano tende a lambire tutti gli emergenti dello scibile umano. 

Mostri marini, abissi, tutto il creato è a lode di Dio.

Non come Emma Bovary Francesca sta li nel Quinto Canto dell'Inferno.

Con più ragioni di un' affascinante e tragica eroina romantica il personaggio

 di Francesca potrebbe star li a mostrare la necessità di tutto il resto. 

E davvero si, a lanciare una sfida ardua come ritrovare il Graal.

Mi potreste obiettare che Francesca non assomiglia ad un mostro

 dimenticando l'etimologia che in quei secoli ancora questo termine

 conserva.

  E' mostro tutto cio' che genera stupore mostrandosi, costituisce un segno,

 un'ammonizione e si collocavano ai confini del mondo conosciuto.

 Analogamente grifi, serpenti, leoni e chimetre troviamo spesso

 immediatamente all'esterno delle cattedrali 

a rappresentare immaginativamente l'uomo che non ha conosciuto o ha

 rifiutalo la salvezza portata da Cristo.





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